venerdì, settembre 16, 2005

NO TITLE

Anch'io credo. Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono nel campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finchè non si sta in piedi. Credo che una juve come quella di Platini, Boniek e Rossi non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qua; però, prima di credere in qualcos'altro, bisogna fare i conti con quello che c'è qua: e allora mi sa che crederò primo o poi in qualche dio. Credo che se prima o poi avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con mille cinquecento euro al mese, però credo anche che se non leccherò il culo come fa il mio capo difficilmente cambieranno le cose. Credo che c'è un buco grosso dentro, ma anche che il rock and roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, bè, ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese di quattromila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx... Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perchè comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia. Ecco, allora vedete di ricaricare le vostre scorte con questo...

"Te stà dentro che qua fuori è un brutto mondo"

Non solo brutto. Fa proprio schifo. Il mondo è una merda ininterrotta, coerente, inossidabile e completa. Non te ne accorgi subito, anzi, mentre stai vivendo il tuo film pensi che stai vivendo un film divertente, ti sembra di vivere qualcosa di allegro. Poi, se ci pensi bene: dio che merda di mondo. Fai i conti, e scopri che non si salva niente. Le famiglie fanno schifo, se ce n'è di normali, non si vedono. L'amore è fatto di matrimoni desolanti, gnocche senz'anima e bruttine con la vocazione da vittima. Circola violenza a dosi niente male, si va dal tentato omicidio al furto e spaccio. La radio sarebbe una cosa in fondo positiva, ma sta sicuro che ti arriva lo sponsor a mandare tutto in vacca. La gente è mediamente incattivita, i datori di lavoro sono tendenzialmente buoni ma alla fine ragionevolmente cinici. Anche i migliori diventano i peggiori.
E quando non diventano i peggiori fanno la figura dei buonisti pirla. E quanto all'amicizia, che è un po' il collante di tutta la vita, è un paracadute bucato. Utile a farsi qualche sghignazzata, ma al momento buono non salva nessuno, ognuno se ne va per la sua strada a rovinarsi in vario modo, e gli altri assistono, più o meno da lontano, senza voler o poter fare nulla. Bel mondo. L'Italia, a ben pensarci. Così come la restituisce, tutti i giorni, il gran palcoscenico della provincia: riassunta didatticamente e disegnata in pochi tratti sintetici. Cinica, gaglioffa, moralista, immorale, geniale, un po' matta, tragica e divertente.
Voilà.
Un paese orrendo in cui è bello vivere. Mi chiedo se mai un film, anche solo un film, l'abbia raccontata in modo diverso. E' sempre lei, che rispunta nei film più diversi: c'è da credere che, alla fine, ci debba essere qualcosa di vero. L'Italia è quella cosa lì: vietato farsi illusioni. Bel mondo. Eppure il sapore della vita, diciamo la scia di sensazioni che ti lascia in testa, sa di voglia di vivere, di forza, perfino di ambizione. Strano. Alla fine è una storia che sa di resistenza, di furiosi "non ci sto", di ottimismo, di fiducia incrollabile, di sfida alla merda. Strana miscela: desolazione e ottimismo, tragedia e farsa. E' tutto uno schifo, ma si ride di continuo. Che diavolo è successo? Senza farla troppo grossa, forse è una cosa che ha a che fare con la terra in cui tutto accade. Questa provincia qui. Da queste parti siamo così: la nebbia azzera la speranza e libera la fantasia. In quei paesi lì c'è sempre una galleria di matti. Ogni paese ha i suoi. E sono il simbolo, l'apoteosi di tutti i loro concittadini sani. Sono i capolavori di una tecnica di vita ben precisa: l'inferno non si cambia, ma chi ha detto che non possa essere divertente? E' il principio della commedia, e da quelle parti ce l'abbiamo nel sangue: mica ci serve un palcoscenico: la vita reale va benissimo. La commedia salva e condanna, da sempre. Ti salva perché non c'è merda che la commedia non riesca a rendere digeribile. Ti condanna perchè consacra la merda e la rende intoccabile. Quando mi senti recitare il mio credo e partire con le rovesciate di Bonimba (Boninsegna: era tracagnotto e poco agile, per cui la rovesciata, in lui, diventata una cosa imbarazzante, ma strappata con la rabbia alla forza di gravità e al buon senso) insomma quando parto col mio credo e inizio dalle rovesciate del Bonimba hai già capito tutto e sai che la salvezza che ti stanno raccontando è quella di trovare ossigeno nelle bolle della merda, senza neanche pensare un attimo di uscirci, dalla medesima, ma anche mai rassegnandosi a soffocarci dentro, sempre capaci a trovare una scappatoia o un rinvio, fino all'ultimo, e perfino davanti alla morte. Anche la morte: mica la eviti, ma a modo tuo la freghi. Non so se siano cose che si possono imparare. Forse bisogna essere nati da queste parti. Non so nemmeno se è una cosa che amo, perchè poi la realtà qualcuno si dovrà pur prendere la pena di cambiarla, non si potrà pensare di cavarsela tutta la vita a colpi di scorciatoie geniali, pacche sul culo e bestemmie in dialetto.

3 Comments:

Blogger fabio said...

Scrivi bene. Complimenti.

6:36 PM  
Blogger Cri said...

Grazie...
continua a leggermi, pubblicizza il mio blog e scrivi commenti.
Mi fa piacere restare in contatto con le persone.
C.

3:09 AM  
Anonymous carlo said...

life is strange l'ho incontrato qualche giorno fa sul blog di beppe grillo. beh, che dire.. complimenti anche da parte mia. l'intensità di quest'ultimo post è incommensurabile. hai trovato un nuovo lettore.

12:45 AM  

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